Galvan

Ha un cognome italiano (Pennacchioni) è nato in Marocco, ma è un grande scrittore francese.
Sto parlando di Daniel Pennac, di cui possiedo numerosi libri, e che io definisco lo Stefano Benni italiano.
Allo stesso modo Stefano Benni lo definisco il Daniel Pennac italiano.
Non che i temi trattati nelle loro opere siano i medesimi, ma lo stile di scrittura si assomiglia, e ciò che li accomuna maggiormente è il senso dell’ironia, a volte malinconica, che pervade ogni pagina dei loro libri, insieme con una fantasia letterale e narrativa senza eguali.
Se avete un paio di ore libere leggetevi “La lunga notte del dottor Galvan” come ho fatto io ieri, ed immaginatevi visivamente le scene descritte.
Un dottore sognatore alle prese con il peggiore dei malati. Luminari poco illuminati ed equivoci medicali.
Esilarante.

Il Grande Gioco Dei Numeri

Adoro la matematica ed i libri che ne trattano anche a livello, diciamo così, ludico. Esistono numerosissimi titoli che parlano infatti  di matematica ricreativa, per cui ben venga che mi abbiano regalato il volume “Il Grande Gioco Dei Numeri” scritto da Federico Peiretti.
Devo tuttavia, nel recensire questo libro, fare il maestro severo, e assegnare ad esso un voto lontano dalla sufficienza.
Badiamo bene: i contenuti sono esatti ed adatti al tema del libro, ma il modo di proporli da parte dell’Autore è assolutamente poco coerente.
Innanzitutto trovo assolutamente poco carino fare continui rimandi asteriscati con i propri precedenti lavori, quasi a voler dire ‘comperate gli altri miei libri’. Anche perché questi continui richiami si riferiscono comunque ad argomenti di cui Peiretti si fa divulgatore, ma di cui non ne è certo l’ideatore.
Poi il tono nella scrittura è un po’ quello di un professore, tant’è vero che alla fine di ogni capitolo ci sono gli esercizi.
Questi esercizi, per quanto molti di essi siano ‘carini’ a livello matematico, ti obbligano a prendere carta e penna (e fin qui ci può anche stare), ma dopo nella maggior parte dei casi viene offerta la loro soluzione, ma non il metodo utilizzato per ottenerla.
Sarebbe stato più opportuno soffermarsi, spiegare, fare degli esempi, a volte anche offrire una soluzione passo-passo, anche perché gli argomenti trattati non sono di semplicissima comprensione, e se si tenta di far interessare alla matematica ricreativa anche un pubblico di persone più ampio, non è che la fredda concisione posso aiutare il loro avvicinamento.
Negativo anche il fatto che gli esercizi proposti, nella maggior parte dei casi, poco o nulla abbiano a che fare con il tema trattato nel capitolo che li precede.
Mi spiace dunque dover dire che ci sono libri ben migliori di questo (citofonare Martin Gardner, per esempio), che a vari livelli possono spalancare le porte della matematica anche ai lettori più diffidenti.

Respiro Corto

Ho iniziato a leggere libri dopo il Liceo.
Se prima leggevo, era per imposizione; ora leggo perché mi piace, perché mi fa sentire meglio, perché mi allarga la mente, perché mi dona cultura.
Non di tutti i libri che leggo ne faccio una personale recensione, ma stavolta riesco a trovare il modo di parlarvi di “Respiro Corto” scritto da Massimo Carlotto.
Non avrei mai comperato un libro di Carlotto.
Le sue vicende personali me lo hanno reso inviso, e per quanto bravo come scrittore le ombre sulla sua persona rimangono molte e resistenti al lavaggio.
Il libro me lo hanno regalato, ma l’ho letto senza preconcetti e con molta curiosità.
In una Marsiglia molto noir, varie bande di malviventi lottano tra loro per l’egemonia nello spaccio di stupefacenti e nelle varie attività criminose. I “cattivi” sono molti, vengono da vari Paesi (Paraguay, Russia, India, etc…), hanno nomi spesso illeggibili ed impronunciabili, e una volta in territorio francese falsificano i loro dati anagrafici e cambiano nome. Caos totale per il lettore, che deve sempre ricordare con chi si ha a che fare, dato che nella narrazione si usano i nomi “nuovi”, ma nei dialoghi i personaggi si parlano tra loro utilizzando i nomi “vecchi”.
I “buoni” hanno anch’essi molti peccati da scontare. Utilizzano metodi poco leciti per strappare confessioni e per bloccare le attività criminose, tenendosi come amici alcuni dei “cattivi” come cuneo per infiltrarsi nel sottobosco malavitoso marsigliese.
I cattivi sono di due tipi: quelli ricchi, intelligenti ed in giacca e cravatta, e quelli “da vicolo”, che conoscono solo la violenza come arma di sopraffazione.
L’intento di Carlotto è lodevole nel momento in cui tenta di dar vita ad una guerra tra gang, ma il risultato spesso si perde nella miriade di nomi in cui procede la narrazione.
Se poi prendiamo lo stereotipo del Commissario Capo della Polizia (donna di mezza età, brutta, cattiva, solitaria ed omosessuale) ecco che il risultato finale, nonostante alcuni colpi di scena verso l’epilogo, ti da l’idea di un bersaglio non perfettamente centrato.

Il bosco

Ieri ho terminato la lettura del libro di Stephen King “La bambina che amava Tom Gordon“, pubblicato nel 1999 ma che io non avevo ancora avuto l’occasione di leggere, che narra la storia di una bambina perdutasi in un bosco, e proprio oggi leggo la storia di un bimbo, sebbene di età molto differente, ma anch’egli rinvenuto in un bosco dopo ore di ricerche.
Il libro, come al solito trattandosi di Steven King, è scritto e tradotto in modo molto scorrevole, e la trama risulta avvincente sin da subito. Mi ha fatto venire in mente di quando io e mia cugina (io avrò avuto 10 anni, mia cugina 13) in montagna facemmo a gara con le nostre mamme sui primi che fossero riuscito a raggiungere l’area pic-nic dove i relativi padri stavano giocando a carte. Dopo la spavalderia iniziale io e mia cugina fummo presi da una crisi di solitudine, e sebbene ‘tecnicamente’ non ci perdemmo (il sentiero era molto battuto, era diritto e sarebbe bastato seguirlo) ci facemmo prendere dallo sconforto e ci mettemmo a piangere. Le nostre madri, che ci seguivano a 100 metri di distanza (ma noi non lo sapevamo) ci raggunsero agevolmente e ci accompagnarono fino al prato.
Tre storie a lieto fine, in particolare quella del bimbo dato che mi immagino lo stato d’animo dei genitori durante quelle ore di febbrile ricerca.

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La melodia del vento

Quando MDM (Mia Dolce Metà) mi ha beccato con questo libro in mano mi ha quasi preso in giro: “Ti metti a leggere i romanzi rosa?”.
Al di là del fatto che non si tratta di un romanzo rosa, è pur vero che io non leggo molti romanzi, ma mi dedico ad altri tipi di letture, che spaziano nella maggior parte dei casi dal legal-thriller (Grisham) all’horror (King), senza disdegnare Deaver, Faletti, Follett o libri di successo contemporanei. Ah, dimenticavo: leggo con piacere libri che trattano di matematica, non dal punto di vista nozionistico, ma di matematica ricreativa o che vede la matematica da punti di vista differenti rispetto a quelli strettamente didattici (numeri primi, problematiche della scelta, eccetera).
Ecco, diciamo che i romanzi non sono in cima alla mia lista.
La melodia del vento” (di Ellen Block) l’avevo regalato a MDM per il suo compleanno alcuni mesi fa, e lei non l’aveva ancora letto. Mi sono detto: perché dopo “Duma Key” di 750 pagine non mi leggo un romanzetto leggero di 300?
La scelta è stata felice. Il libro si legge volentieri, e le avventure di Abigail, la protagonista, si snodano in modo interessante attraversando momenti sia drammatici che comici. Una buona lettura, dalla quale si potrebbe certamente trarre (con qualche leggera modifica) un ottimo film-commedia di stampo hollywoodiano. Vedo già Sandra Bullock nel ruolo della protagonista, le starebbe a pennello.
Se qualche produttore mi chiama per lo script sono pronto.

PS Ho scritto all’Autrice, e lei con somma cortesia mi ha risposto. Non me l’aspettavo

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Grigo

So commuovermi, non me ne vergogno affatto ed anzi adoro il fatto di avere un animo sensibile sia nei confronti delle persone, sia nei confronti delle meraviglie naturali, sia nei confronti di opere cinematografiche o letterarie.
Ciò che mi ha stupito assai è il fatto che mi sono commosso leggendo un libro per bambini delle scuole elementari.
Nonostante Babbo Natale mi abbia recapitato, anche per interposte persone, ben 4 libri, io mi sono messo a leggere i libri che le maestre di scuola hanno consegnato ai bambini per le vacanze natalizie. Ho sempre letto, fino ad ora, tutto ciò che le maestre hanno consegnato ai bambini, siano essi testi scolastici, schede, compiti o libri. Lo faccio per 3 motivi:
1) Ne sono sinceramente interessato
2) E’ favoloso rivedere quanto ho studiato e capito circa 35 anni fa con gli occhi da adulto
3) In questo modo posso essere loro d’aiuto
Il libro in questione si intitola “Che fine ha fatto Grigo?“. Esso tratta della difficile vita di un bambino affetto da handicap mentale che vive in un orfanatrofio esperienze sofferte e complicate. Il libro non ha un lieto fine, ed io immedesimandomi nella storia alla fine mi sono trovato con le lacrime agli occhi, fortunatamente senza essere scorto dai ragazzi. Non so se il figlio grande, che è arrivato a metà racconto, riuscirà a capire profondamente la drammaticità dell’esistenza di questo ragazzo, cercherò tuttavia di fargli capire che questa storia ha molti fondamenti di verità e che esistono attorno a noi, magari invibili ai nostri occhi, molte persone (e bambini) sfortunate che non riescono nemmeno a provare la gioia di avere una casa ed una famiglia.

Shalom Israel

Israel Armstrong, di professione bibliotecario, è l’ingenuo protagonista di una serie di libri scritti dall’irlandese Ian Sansom, di cui ho appena finito di leggere “Il caso dei libri scomparsi”.
Personaggio divertente, sfortunato come Paperino, imbranato come Willy il Coyote e disincantato come Peter Sellers ne “La Pantera Rosa”, Israel (Londinese) combatte contro la diffidenza degli abitanti di una paesello irlandese cercando di recuperare i libri della biblioteca misteriosamente scomparsi.
Il libro l’avevo scelto a caso entrando da Feltrinelli, era in offerta e mi ha incuriosito il titolo nonché il fatto di non aver mai sentito parlare dell’autore, ho intuito fosse un’opera divertente e godibilissima (ed infatti lo è) per cui mi prenoto già per i sequel (già editi) che ritraggono l’impacciato Israel in nuove imbarazzanti situazioni.
Ma il prossimo libro è già dietro l’angolo, mi attendono gli “Appunti di un venditore di donne“.

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Non se ne può più

non.jpgSono sempre stato affascinato dalla famiglia Bartezzaghi. Conobbi dapprima Piero attravero la Settimana Enigmistica, dato che curava ogni settimana lo schema di cruciverba più ostico per noi solutori. Poter affermare “Ho risolto il Bartezzaghi” era motivo di orgoglio personale e spesso io, amante dell’enigmistica pura più che dei criciverba, mi fiondavo come prima cosa a pag. 41 della Settimana Enigmista e vivevo “il Bartezzaghi ” come una sfida a duello. E spesso vinceva lui, dato che mi dovevo rassegnare ad aprire una enciclopedia o un dizionario per trovare la risposta alle definizioni più complicate.
Dopo la morte di Piero venne Alessandro, il quale seguì le orme del padre ed ancora oggi redige sempre per la Settimana Enigmistica schemi di cruciverba sempre difficili ed affascinanti.
Per molto tempo confusi Alessandro con Stefano, fratello minore di Alessandro e curatore su Repubblica delle rubrica “Lessico & Nuvole” che affronta la lingua italiana passando attraverso l’etimologia, i neologismi, giochi di parole, enigmi e quant’altro. Grande stupore quando mi accorsi che si trattava di un altro Bartezzaghi, non quello della Settimana Enigmista. C’è anche un terzo fratello (Paolo) che fa il giornalista sportivo.
Stefano Bartezzaghi è anche scrittore, ed i suoi libri trattano anch’essi di enigmistica ma più frequentemente di linguistica. Ho appena terminato di leggere il suo ultimo libro “Non se ne può più”, che tratta spesso con ironia tutti i luoghi comuni ed i modi di dire tipici del linguaggio odierno, in particolare le amenità proposte dalla televisione e dai continui teatrini di politici, soubrette e grandi fratelli dove non emergono di certo né la sintassi italiana né ragionamenti logici e congruenti.
Mi sento di suggerire questo libro a quanti amano la lingua italiana e cercano di difenderla contro gli attentatori del congiuntivo e gli assassini dell’analisi logica e del periodo.

biscardi.jpg

denghiu
dove Baggio giocherà l’anno scorso
sgub
inabissati di email
uno stormo di piranhas levato in volo sul Rio de la Plata
se io ero stato presidente

999 pagine

Sono finalmente riuscito a terminare la lettura de “La Caduta Dei Giganti” di Ken Follett, portatomi in dono da Babbo Natale. In pratica ci ho messo 2 mesi di tempo per leggerlo, dato che l’avevo iniziato verso Epifania.
A me Follett piace molto, però di fronte a quasi 1000 pagine da leggere (999 ad essere precisi) a me viene un po’ di crisi. Poi l’amore per la lettura e la curiosità della trama mi portano ad iniziare il libro e poi tutto diventa più facile.
“La Caduta Dei Giganti” necessita secondo me di alcune nozioni di base sulla prima Guerra Mondiale, quantomeno per conoscere chi è contro chi, le alleanze e le zone principali del conflitto. Ho dunque potuto approfondire alcuni aspetti storici che non contemplavo dagli anni del liceo, anzi da un punto di vista differente e più libero poiché da studente la Storia (intesa come materia scolastica) la intendevo come “obbligo” e non riuscivo a farmela piacere.
Un giorno vi racconterò del mio esame di III media e la domanda di storia: credo che i prof stiano ancora ridendo dopo quasi 30 anni.
Ad ogni modo il libro l’ho terminato, ed anzi ho già iniziato il prossimo dal titolo “Non Se Ne Può Più”, autore Stefano Bartezzaghi.

Too Many People

Sto leggendo “Come Tagliare Una Torta” che non è un libro di cucina, bensì un libro che spiega come modelli matematici (taluni semplici, altri più complessi) vengono utilizzati consciamente o inconsciamente nelle scelte che operiamo nella vita quotidiana.
Nel frattempo ho iniziato a sfogliare “La Caduta Dei Giganti” di Ken Follett (portatomi da Babbo Natale), dove nella prefazione vengono elencati i personaggi del libro.
Li ho contati.
Sono 125.
No, dico. Non è che mi tocca poi prendere appunti durante la lettura del libro per capire e ricordare meglio chi fa cosa?

Too Many People