Flashback: la distorsione ai legamenti

Avrò avuto 9 anni, e come molti bambini della mia età ciò che maggiormente desideravo era avere un paio di scarpe da calcio.
Quante volte le avevo chieste ai miei genitori, e finalmente il giorno del loro acquisto arrivò. Peccato però che la scelta non fu delle migliori, dato che mi vennero comperate, per motivi a me ancora ignoti, delle scarpe con i ‘tacchetti’ metallici lunghi almeno 1 centimetro.
Nulla di meno adatto per un bambino che gioca su un campetto di terra battuta.
Il pomeriggio del giorno dopo le indossai più felice che mai, vedendomi già a San Siro a braccetto con Gianni Rivera.  
Feci i 20 metri che separavano casa mia dal campetto come se fossi una Top Model alle prese con un ‘tacco 14’ e giunto al campetto venni accolto dagli ‘oooh’ di stupore dei miei amichetti.
Lo stupore durò poco. Al primo tiro i trampoli su cui camminavano cedettero di lato ed io mi procurai una distorisone ai legamenti della caviglia che mi durò per mesi e mesi, causandomi dolore fisico e facendo esplodere, come un ago con un palloncino, i miei sogni di futuro campioncino.
La colpa, ragionandoci oggi, fu evidentemente dei miei genitori, che superficialmente non intuirono la stupidaggine di avere tacchetti siffatti da utilizzare su un campo duro di terra privo d’erba.
Le mie scarpette da calcio vennero riposte nella scatola e, tra mille lacrime, non le indossai mai più.

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Nella foto: Kikkakonekka saluta tutti e va a giocare a pallone

Flashback: l’antitetanica al volo

Ogni posto era buono per giocare a calcio: il campetto, il prato con gli alberi a fare da “porta”, oppure dietro la chiesa o davanti alle scuole o in strada. Ovunque.
Quella volta avevamo trovato il campetto già occupato, ed inforcate la bici eravamo andati al paese più vicino dove fortunatamente trovammo un altro campetto tutto libero per noi. Uscito il pallone oltre la recinzione mi approntai a scavalcare la staccionata alla stregua di Nino Castelnuovo nella pubblicità dell’Olio Cuore (ricordate?) se non fosse che non mi accorsi di uno sporgente chiodo arruginito che, neanche a farlo apposta, mi si conficcò sulla coscia sinistra provocandomi nell’ordine:
– un dolore della Madonna
– uno squarcio di alcuni centimetri
– copioso sanguinamento
– allarme tetano
Stoicamente recuperai ugualmente il pallone e lo lanciai ai compagni che solo al mio rientro in campo si accorsero della ferita; io li salutai in tutta fretta e più veloce di Moser andai direttamente al vicino distretto dell’USL. Lì trovai un medico che dopo avermi fatto alcune domande più o meno generiche (non avevo ovviamente con me il tesserino sanitario) capì che la situazione non andava sottovalutata, e dopo avermi medicato la ferita e senza nemmeno telefonare ai miei genitori a casa decise, con il mio consenso, di farmi la puntura antitetanica. Sapevo infatti che erano passati parecchi anni dall’ultimo richiamo, per cui non vi erano rischi particolari.
Tornai a casa dopo un po’ e raccontai l’episodio ai miei genitori, stupiti da come avessi agito in modo assennato e rasserenati dalle righe scrittemi dal medico poco prima.
Dopo 2 giorni, ben fasciato, ero nuovamente al campo con gli amici.
La cicatrice ce l’ho ancora.

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Flashback: il bacio con lo schiocco

Era la mia ragazza ai tempi dell’università, e me lo aveva promesso: “se passo ‘Econometria’ ti darò un bacio da lasciarti senza parole”.
Più che senza parole, mi lasciò senza udito. Infatti mi diede un bacio “con schiocco” direttamente sull’orecchio provocandomi una lesione al timpano.
All’inizio non ritenevo il fatto fosse particolarmente grave, non ci sentivo bene ma d’altronde lo schiocco era stato notevole. Poi iniziò la ipoacusia ed alla fine subentrò un ronzio con conseguenti giramenti di testa: andai al pronto soccorso.
Con il codice verde aspettai secoli prima di essere ammesso alla visita, ed alla fine l’otorino mi confermò una lesione timpanica che mi durò per alcune settimane.
Ecco, diciamo che avrebbe potuto darmi un bacio un po’ meno… pericoloso.

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Flashback: adenomatoide. Parte 4 di 4: Poco da ridere

L’esito dell’esame istologico mi fu consegnato, e spiegato, in presenza di MDM (Mia Dolce Metà).

Mi raggelai.

Ciò che mi era stato rimosso non era assolutamente una cisti, bensì un “tumore adenomatoide”.
Mi venne spiegato che questa forma tumorale si era presentata, nel mio caso, in forma benigna perché presa tempestivamente, e che potevo reputarmi fortunato perché non aveva ancora intaccato i tubuli seminiferi, cosa che avrebbe potuto portare a conseguenze ben più serie come sterilità o necessità di asportazione del testicolo. O anche peggio, come tutti i tumori.
Il dottore mi rassicurò con un sorriso dicendomi che non dovevo temere nulla, che avrei dovuto eseguire alcune visite di controllo e che secondo lui non avrei avuto alcuna conseguenza.
Incontrai il Dr. Lavabi (l’urologo) ancora 2-3 volte, per le famose visite di controllo, il quale dopo l’ultima mi mandò via dicendomi che non mi voleva più vedere, perché ero completamente guarito e che il problema era da considerarsi assolutamente risolto.
Sono passati 12 anni, e direi che sto benone. La ferita ogni tanto mi duole (durante i giorni con cambiamenti climatici e di temperatura) ed il testicolo funziona alla perfezione. Diciamo che ogni dolore in quella zona mi mette in allarme, come accadutomi un paio di mesi fa, ma in generale le preoccupazioni sono fugate, insieme al ricordo di quella epidurale che difficilmente riuscirò a rimuovere dalla mia mente.

Flashback: adenomatoide. Parte 3 di 4: Post operazione e scelta di vita

Dopo 2 giorni vengo dimesso, la prognosi è di 2 settimane durante le quali devo stare il più possibile steso a letto con il testicolo a prender aria e da curare con opportune medicazioni.
All’ospedale era venuta a prendermi MDM (Mia Dolce Metà), al momento solo fidanzata. Poiché io avevo a casa mia madre che non stava bene, per non causare ulteriori problemi avevo deciso di stare un paio di giorni a casa sua, per poi tornare a casetta mia un po’ ristabilito.
Dopo 2 settimane ero ancora a casa di MDM, mio fratello un giorno mi chiama e mi chiede “quand’è che torni a casa?”.
La mia risposta è stata diretta, senza pensarci: “non torno più”.
Avevo deciso di andare a vivere con MDM, con la quale mi sarei sposato un anno e mezzo dopo.
Piano piano la ferita al testicolo guariva lasciandomi solo la cicatrice che porterò tutta la vita; certo che stare palle al vento tutto il giorno fu, specialmente i primi giorni, abbastanza imbarazzante e ridicolo allo stesso tempo.
La cosa importante era che il dolore fosse passato, e la cisti rimossa senza conseguenze dal testicolo che, fortunatamente, non aveva perso le sue peculiarità. Ora dovevo solo attendere l’esame istologico.

Flashback: adenomatoide. Parte 2 di 4: La scoperta dell’epidurale

Un paio di giorni prima dell’intervento mi chiamano, dandomi qualche informazione aggiuntiva sugli orari di ricovero, sulla dieta da seguire i giorni antecedenti l’intervento e sui giorni di degenza ospedaliera. La visita anestesiologica l’avevo già fatta.
Una volta ricoverato, vengo sottoposto al simpatico passaggio della “barba e capelli”, che consiste nella depilazione totale della zona pubica e testicolare. Operazione di per se quasi divertente, con questa infermiera grassottella che mi insapona e con un rasoio a lametta mi rende più glabro di un bambino dell’asilo. Con tutte le infermiere gnocche che c’erano… vabbeh.
Mi viene spiegato che l’anestesia sarà somministrata in forma epidurale, il che non mi scompone affatto dato che non sapevo cosa fosse.
Il giorno dell’intervento io, vestito con un solo lenzuolino bianco, vengo portato in sala operatoria, un luogo bianco, spettrale e dannatamente freddo.
La paura mi si manifesta quando, all’annuncio dell’epidurale, vengo avvicinato da 3 infermieri energumeni, uno che mi tiene ferma la testa, uno che mi blocca gambe e piedi, ed uno che mi fa un punturone dolorosissimo alla schiena. Un male tremendo, una cosa inimmaginabile e difficile da spiegare. Ho pianto in silenzio.
Vengo poi sdraiato nel lettino sotto i riflettori, riconosco il Dr. Lavabi circondato dalla sua equipe, e poi sento che procedono alla incisione.
Riesco a parlare e dico “stop! ho sentito il bisturi sulla pelle!”. L’anestesista gira una rotellina sulla flebo e mi addormenta completamente. Mi riveglierò qualche ora dopo con MDM (Mia Dolce Metà) che mi guarda sorridendo.
L’intervento era riuscito, la cisti rimossa, il testicolo era ancora lì ferito ma sano e salvo.

Flashback: mal di mare

Non sarò mai un navigatore, questo è certo. Mi viene il mal di mare anche solo andando sui pedalò, figurarsi andare in mare aperto. MDM (Mia Dolce Metà) è da almeno 10 anni che mi chiede/implora di fare una bella crociera, ma io di mettermi di mia iniziativa in balia delle onde non ci penso proprio.
La sensazione è simile a quella delle vertigini, con la sopraggiunta del senso di nausea e vomito. Strano che tutto questo non mi sia mai capitato in aereo, meglio così.
Nella mia vita 5 volte mi è capitato di salire su una imbarcazione vera e propria.
La prima volta avevo circa 10 anni, ero in vacanza al mare con i genitori i quali ebbero la grande idea di fare una gita in alto mare per vedere la pesca a strascico. Credo di aver vomitato per almeno metà del viaggio.
La seconda e la terza volta furono circa 15-16 anni fa, quando io e la fidanzata di allora decidemmo di andare all’isola d’Elba. Non volevo fare brutta figura e quindi mi drogai di Travelgum, con l’avvertenza di non mangiare né bere nelle ore antecedenti il viaggio. Stomaco vuotissimo, non avrei potuto vomitare nulla; assumevo solo uno zuccherino ogni tanto per evitare i cali di zuccheri. Non vomitai né all’andata né al ritorno, ma soffrii comunque il mal di mare con un forte senso di vertigini. Tuttavia non sfigurai con la ragazza, la quale dal canto suo stette anche peggio di me.
La quarta e la quinta volta avvennero circa 11-12 anni fa, quando con gli amici andammo alle Tremiti in aliscafo. Non feci colazione ed assunsi il mitico Travelgum, ma non per questo riuscii ad evitare la nausea, amplificata anche dalle non perfette condizioni atmosferiche.
Stetti in bagno per quasi tutto il viaggio di andata, con sforzi di vomito continui ed infruttuosi. Ero messo davvero male e quando finalmente toccai la terraferma baciai il suolo come fa il Papa. La fidanzata non l’avevo più e la brutta figura rimase circoscritta alla cerchia di amici che, da veri amici, non mi presero per il culo per più di 3-4 anni.
Il ritorno andò perfettamente, segno che l’aspetto psicologico gioca una funzione molto importante a livello di nausea.
Ora è da un po’ che non vado in mare, cerco strenuamente di resistere alle richieste di crociera di MDM (Mia Dolce Metà) anche se devo dire che gli amici, i colleghi ed i parenti che hanno già vissuto questa esperienza mi hanno tutti rassicurato sul fatto che le onde non si sentono quasi per nulla.

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Flashback: lo sfigmomanometro

Anni fa mio padre, su consiglio del medico, decise di comperarsi il misuratore di pressione da braccio, il classico vecchio sfigmomanometro a pompetta. Divenne per lui una mania, al punto di controllare la propria pressione anche 10 volte al giorno ed alle ore più strambe, per verificarne l’andamento e riportarselo su un blocco note che custodiva gelosamente.
Più volte tentava di convincere noi familiari a fare come lui, ma noi per non accrescere questa sua “mania” evitavamo accuratamente di concedere il nostro braccio al suo malefico strumento.
Finché un giorno, forse avevo i bioritmi bassi, forse ero in uno stato di magnanimità, forse fui solo un po’ coglione, acconsentii di farmi misurare la pressione, e mio padre (radioso) si accinse alla fatidica impresa.
Guai me ne colse.
Mio padre, insensibile al mio SOS di smetterla di pompare perché mi stava distruggendo il braccio, insistette a tal punto che la mano sinistra mi divenne fredda ed io, con un giramento di testa, svenni. In pratica aveva talmente insistito nel gonfiare lo strumento al punto da bloccare la circolazione del sangue.
Mi risvegliai dopo pochi istanti con qualche buffetto di mio padre il quale, lungi da capire che era lui che aveva fatto una vaccata, ebbe pure la grande idea di dirmi “sai, hai la pressione davvero bassa”.

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Strumenti di tortura

Flashback: la domanda di Storia al mio esame di III media

La prof di Lettere mi stava sulle palle, ma nemmeno io piacevo molto a lei. Questione di pelle. A peggiorare le cose c’era il mio disinteresse quasi totale per la Storia, da lei contemplata come puro aspetto mnemonico di luoghi, date e personaggi storici. A me è sempre piaciuto spaziare, e la pura memorizzazione (per quanto io abbia un’ottima memoria) fine a se stessa non è mai piaciuta.
Più volte la prof di Lettere ha chiesto di parlare con i miei genitori, non tanto per il mio rendimento scolastico (in italiano e geografia andavo molto bene) quanto per il fatto che non si capacitava del fatto che io andassi invece male in storia.
La Perfida si è vendicata all’esame finale di III media. Davanti a tutti i professori schierati ha detto “non chiedo nulla di italiano e di geografia, ho solo una domanda di storia”.
Grande stronza.
Avevo preparato una bellissima relazione per italiano (D’annunzio) ed in geografia ero un vero mago, ma lei voleva fregarmi e mi domanda “l’avvento di Mussolini, la sua scalata politica fino alla discesa in guerra dell’Italia”. Uno studente non dico modello, ma quantomeno “medio”, avrebbe potuto tenere una conferenza. La complessità del momento storico, ed il carisma del personaggio avrebbero permesso a qualsiasi studente di III media di parlare per molti minuti.
La mia risposta è durata 30 secondi. Devo aver detto, più o meno: “Mussolini è nato nel 1883, è stato fondatore del Fascismo, è stato anche giornalista, venne chiamato Duce, si è alleato con la Germania, ha portato l’Italia in guerra ma è andata male ed alla fine è stato ucciso”. Nemmeno un bambino di 8 anni avrebbe potuto rispondere in modo peggiore. Alla fine della risposta c’è stato un silenzio generale di tutti i professori che è durato per parecchi secondi. Alcuni trattenevano le risate, altri si meravigliavano di come un bravo studente potesse toppare così clamorosamente in una domanda tanto facile, tutti erano imbarazzati. A rompere il ghiaccio è stato il prof di disegno che ha esclamato “beh… conciso, direi”.
Pensavo di venire promosso con “Distinto” ma speravo addirittura in un “Ottimo” qualora fossi riuscito a cavarmela con Storia. Venni invece promosso con “Buono” (ricordo i 4 gradi di valutazione: sufficiente < buono < distinto < ottimo) e preso per il culo dai miei compagni per parecchio tempo.