Musica mistica

Doverosa premessa: non so se riuscirò ad esprimere a parole l’esatta sensazione che provo in certi momenti.

Fatto sta che talvolta, quando mi trovo solo ed ascolto un po’ di musica, io mi trovo a pregare ed a ringraziare Dio.
No, non lo ringrazio per qualcosa in particolare, lo ringrazio e basta. E la cosa stranissima, non è che io stia ascoltando musica da messa cantata, oppure musica classica; no, io sto ascoltando la musica che mi piace, musica dance, elettronica, strumentale, brit-pop.
Fatto sta che io mi immedesimo nella musica stessa, la musica mi solleva l’animo dai pensieri che mi porto dentro, la musica mi fa stare in pace con me stesso e con il mondo, mi rasserena, mi può anche far commuovere.
E ciò può accadere in situazioni molto diverse tra loro: a casa, mentre faccio jogging, mentro guido l’automobile, sempre a patto di essere da solo. La musica ha sempre accompaganto la mia vita, mentre studiavo, quando ero triste, quando sono al computer, quando faccio qualche lavoro domestico. Ma in certi frangenti la musica è come mi prendesse per mano, mi facesse riscoprire la bellezza del mondo, mi baciasse accarezzandomi.
Ed in quei momenti io mi ritrovo a contatto con Dio, e lo ringrazio.

Memory error

Ho avuto per anni un’ottima memoria, a tratti eccezionale, capace di ricordare vecchie squadre di calcio, decennali elenchi di compagni di classe, nomi, fatti e cose sbiaditi dal tempo. Ultimamente, invece, mi sto accorgendo di dimenticare i nomi delle persone, di non ricordare il nome di qualche giocatore di calcio o il titolo di qualche canzone passata, addirittura mi sovvengono dei lapsus ed inizio a farfugliare perché non mi viene un termine per chiudere la frase, classico esempio di “ce l’ho sulla punta della lingua”.
Mi trovo dunque costretto a chiedere al collega un’imbeccata, all’amico o a MDM (Mia Dolce Metà) di aiutarmi nello scovare il nome od il termine adatto. Oppure dico una cosa al posto di un’altra.
Temo di sembrare davvero rincoglionito.
Non che questi imbarazzi avvengano spesso, per carità. Ma avvengono, quando fino a poco tempo fa non avvenivano affatto.
Dovrò farci l’abitudine oppure è solo un periodo di appannamento?

Ingiustizia salariale

Finché non ti capita di persona non ci pensi, poi ti capita, ci rifletti, e capisci che sei rimasto fregato.
Il rinnovo del Contratto Nazionale del Commercio siglato nel 2011, che interessa sia me che MDM (Mia Dolce Metà), prevede che durante l’anno solare i primi due eventi di malattia vengano regolarmente retribuiti, il 3° evento venga retribuito al 66% nel primi 3 giorni di malattia, il 4° evento al 50%, dal 5° in poi alllo 0%.
Tutto ciò fu deciso al fine di debellare il fenomeno dei falsi malati, che dunque ci avrebbero pensato un po’ su prima di starsene a casa proprio perché sarebbero stati ‘toccati’ nel portafoglio.
I falsi malati.
E dei veri malati non ne vogliamo parlare?
MDM è rimasta ammalata il mese scorso, 3° evento annuale, e la busta paga (già magra di suo) ne è uscita afflitta.
Ma vi sembra giusto che uno sia veramente malato, ed oltre a dover patire lo stato di salute deficitario debba anche rimetterci economicamente? Ma dove sono andati a finire i diritti dei lavoratori? Anni, decine d’anni di conquiste sindacali, vengono poi buttati nel cesso da parte di sindacati (mi riferisco a CISL e UIL) che calano le braghe di fronte al ‘padrone’? Anni di proteste, di scioperi, di lotte, e poi eccoci al ridicolo rivalersi sul lavoratore perché ha avuto il coraggio di ammalarsi.
Continuo a dirlo ed a scriverlo: il rischio d’impresa comprende *sia* il depauperimento delle risorse fisiche (macchinari per esempio), *sia* il depauperimento delle risorse umane (malattia, gravidanza, dimissioni). Per questo il capitale investito merita di produrre guadagno, proprio per l’alea connessa all’operazione imprenditoriale.
Non è giusto, né economicamente, né concettualmente, né umanamente, scaricare sul lavoratore parte di questo rischio, a meno che per pura ipotesi non venga anche il lavoratore ricompensato in parte per l’utile prodotto a fine esercizio. Ma, visto che questo non accadrà mai, allora chiedo ai nostri sindacalisti se non si vergognano di aver accettato, senza neppure controbattere, una proposta così vergognosa che insulta non solo l’intelligenza ma anche la dignità dei lavoratori.
Già gli aumenti salariali non coprono mai (M-A-I) nemmeno l’inflazione, se poi si deve anche rinunciare al salario se ci si ammala…
Senza contare quella miriade di contratti che non garantiscono ai ragazzi una occupazione permanente che possa permetter loro di programmarsi un futuro.
Poi magari faranno i contratti territoriali, poi quelli legati alla produttività, ed in questo modo i ‘padroni’ avranno sempre più il coltello dalla parte del manico ed i lavoratori potranno solo ringraziare di avere un’occupazione.
Così non va assolutamente bene.

Il Grande Gioco Dei Numeri

Adoro la matematica ed i libri che ne trattano anche a livello, diciamo così, ludico. Esistono numerosissimi titoli che parlano infatti  di matematica ricreativa, per cui ben venga che mi abbiano regalato il volume “Il Grande Gioco Dei Numeri” scritto da Federico Peiretti.
Devo tuttavia, nel recensire questo libro, fare il maestro severo, e assegnare ad esso un voto lontano dalla sufficienza.
Badiamo bene: i contenuti sono esatti ed adatti al tema del libro, ma il modo di proporli da parte dell’Autore è assolutamente poco coerente.
Innanzitutto trovo assolutamente poco carino fare continui rimandi asteriscati con i propri precedenti lavori, quasi a voler dire ‘comperate gli altri miei libri’. Anche perché questi continui richiami si riferiscono comunque ad argomenti di cui Peiretti si fa divulgatore, ma di cui non ne è certo l’ideatore.
Poi il tono nella scrittura è un po’ quello di un professore, tant’è vero che alla fine di ogni capitolo ci sono gli esercizi.
Questi esercizi, per quanto molti di essi siano ‘carini’ a livello matematico, ti obbligano a prendere carta e penna (e fin qui ci può anche stare), ma dopo nella maggior parte dei casi viene offerta la loro soluzione, ma non il metodo utilizzato per ottenerla.
Sarebbe stato più opportuno soffermarsi, spiegare, fare degli esempi, a volte anche offrire una soluzione passo-passo, anche perché gli argomenti trattati non sono di semplicissima comprensione, e se si tenta di far interessare alla matematica ricreativa anche un pubblico di persone più ampio, non è che la fredda concisione posso aiutare il loro avvicinamento.
Negativo anche il fatto che gli esercizi proposti, nella maggior parte dei casi, poco o nulla abbiano a che fare con il tema trattato nel capitolo che li precede.
Mi spiace dunque dover dire che ci sono libri ben migliori di questo (citofonare Martin Gardner, per esempio), che a vari livelli possono spalancare le porte della matematica anche ai lettori più diffidenti.

Ritorno al futuro

Mi sono piacevolmente imbattuto in questa pagina, che fa riferimento ad alcune vecchie cartoline illustrate che venivano regalate comperando la cioccolata Hildebrands. Stampate nel 1900, in queste 12 cartoline viene raffigurato idealmente il mondo del 2000, immaginando come la tecnologia e le abitudini umane avrebbero potuto essere nel secolo successivo.
Una veloce disamina:
1) Camminata sull’acqua
Con scarpe/zattera e palloni di gas per alleggerire il proprio peso. Bici acquatica indovinata, con l’uso attuale dei pedalò e di altri natanti che funzionano ad energia umana.
Percentuale di pronostico azzeccato: 30%
2) Pavimento semovente
Assolutamente indovinato, se pensiamo alle scale mobili o ai lunghi tapis-roulan presenti negli aeroporti, anche se l’idea originale era rivolta ai pavimenti stradali.
Percentuale di pronostico azzeccato: 80%
3) Abitazione trainata
L’idea era quella di spostare un intero centro abitato, ovviamente impossibile da fare. Se pensiamo a camper e roulotte, tuttavia, possiamo giungere al concetto di spostamento di abitazione.
Percentuale di pronostico azzeccato: 10%
4) Trasmissione audio/video
Grandi paragnosti, questi della Hildebrands. Televisione e radio compiono perfettamente la trasmissione audio e video all’esterno del teatro, a beneficio di spettatori non presenti in loco.
Percentuale di pronostico azzeccato: 100%
5) Volo umano
Il mito di Icaro vive in tutti noi, anche grazie all’impresa di Felix Baumgartner. Ma il volo umano a forza muscolare rimane solo un sogno.
Percentuale di pronostico azzeccato: 0%
6) Macchina climatica
Bella l’idea di una macchina che possa portare il bel tempo, laddove ci siano nuvole e pioggia. Attualmente siamo fermi ad una operazione inversa, quella della pioggia artificiale.
Percentuale di pronostico azzeccato: 5% di stima
7) Combinazione nave/treno
Per evitare le lungaggini dell’approdo in porto, ecco l’idea di proseguire la traversata marina su strada ferrata attraverso l’uso di appositi binari. Veicolo ibrido progettualmente inattuabile, ma che apre la strada alle auto acquatiche, che sono già una realtà.
Percentuale di pronostico azzeccato: 33%
8) Turismo sottomarino
Esistono già dei sottomarini adatti alle esplorazioni sottomarine, benché destinati a studi scientifici e non al turismo di massa. Solo questione di tempo.
Percentuale di pronostico azzeccato: 90%
9) Città coperte
Coperture troppo grandi e costose per venire realizzate, anche se certi immensi centri commerciali, densi di negozi, con la presenza di piazze e fontane, e con migliaia di persone che bivaccano, esistono già.
Percentuale di pronostico azzeccato: 30%
10) Aerovetture
Credo che sia solo questione di tempo, le prime auto volanti esistono già anche se siamo ancora a livello di prototipo.
Percentuale di pronostico azzeccato: 50%
11) Gite estive ai poli
Una previsione spiacevolmente (quasi) indovinata. Il riscaldamento globale terrestre rende la temperatura polare sempre più elevata: se continua così invece di andare in vacanza a Cortina andremo a visitare le isole Svalbard.
Percentuale di pronostico azzeccato: 30%
12) Sorveglianza a raggi X
La videosoveglianza è ormai una realtà diffusa ovunque, benché in effetti funzioni tramite telecamere e non attraverso raggi X. Previsione concretizzata, anche se con un metodo differente rispetto a quello ipotizzato.
Percentuale di pronostico azzeccato: 99%

E noi, come prevediamo il 2100?
Io lancio la mia idea: automobili senza guidatore, con tragitti programmabili e spostamenti possibili grazie a GSM. Incidenti praticamente azzerati grazie a speciali sensori e distanziatori magnetici.

Altre idee?

Calma e gesso

Partita di calcio.
Stiamo vincendo 2-1.
Mio figlio è portiere.
Rigore contro di noi.
Palla sul dischetto.
L’arbitro fischia.
Tiro fortissimo …
… parata!!! …
… palla sul palo …
… torna indietro …
… sbatte su un dito …
… crack!!!
Dito rotto.
Un male della madonna pazzesco.
Palla in calcio d’angolo.
Vittoria salvata.

Ecco come un atto sportivamente ‘eroico’ diviene di colpo un piccolo dramma.
I festeggiamenti a mio figlio durano pochissimo, perché lui (senza né gridare né versare una lacrima) mi chiama, io ero in panchina (facevo l’accompagnatore), gli corro incontro e lo porto di corsa negli spogliatoi.
Il dito si gonfia immediatamente, in fretta e furia cambiando solo le scarpe lo copro con il giubbotto e ci dirigiamo al Pronto Soccorso. Siamo fortunati, c’è poca gente, in breve tempo ci fanno i raggi e abbiamo la visita ortopedica.
La diagnosi parla di frattura composta della seconda falange del dito indice della mano destra, 3 settimane di gesso e poi si vedrà. Ovvi disagi per la scuola e per molte attività ordinarie, ed un papà ed una mamma impensieriti.
Birillo (gatto insaziabile e giocherellone) abbastanza indifferente.

Parolacce

Come cambia la vita quando si è grandi. Da ragazzo spesso anch’io mi lasciavo andare a parolacce nei momenti di stizza o di incavolatura (mai bestemmie), ma poi da genitore le ho bandite in tutto e per tutto, e non sopporto che in presenza del figlio ne vengano dette. Anche la semplice esclamazione “che ca**o” è da me ripresa chiedendo che non venga ripetuta.
Non credo di essere un bigotto, penso invece si tratti di educazione nei confronti del figlio (e nei confronti di noi stessi).
Ecco dunque che quanto accaduto pochi giorni fa mi dia particolarmente fastidio.
Un ragazzino di nome N ha detto una bugia agli amici, tra cui mio figlio, per motivi puerili. Resosi conto di aver combinato un pasticcio è tornato a casa e, per giustificare il suo comportamento sbagliato, ha mentito anche a sua madre.
La madre di N, credendo ciecamente al figlio, è andata incontro ai ragazzi che sostavano a pochi metri da casa sua e li ha apostrofati in malo modo con parolacce di tutti i tipi. Alcuni ragazzi si sono addirittura messi a piangere, mio figlio si è trattenuto stoicamente, ma poi a casa mi ha raccontato tutto.
Dopo essermi sincerato che quanto riferito da mio figlio fosse vero (avrebbe dovuto farlo anche questa mamma) chiedendo informazioni anche agli altri ragazzini presenti (tutte versioni concordi) ho pensato fosse opportuno chiamare la mamma di N (con la quale comunque sono sempre andato d’accordo) per chiedere spiegazioni della sua sfuriata. Pur scusandosi per essersi ‘accalorata’ ha decisamente negato di avere proferito parolacce a spiano, affermando che lei non ne dice mai, che lei ha anche un bambino piccolo e non si permetterebbe mai di dirne.
Che dire? I ragazzi mi hanno tutti confermato quanto uscito dalla bocca della mamma di N, e mi dispiace assai per quanto è accaduto, perché non so se mi potrò più fidare in futuro di questa persona.
Senza contare che il tutto nasce da due bugie dette da suo figlio, ma come al solito taluni genitori credono ciecamente al figlio anche quando questo sta mentendo in modo spudorato.

“La Parolaccia”, mitico ristorante trasteverino

3633815391

No, non è un numero di telefono.
Semplicemente la BBC si è posta questa domanda: sulla Terra siamo in circa 7 miliardi, ma se mettiamo tutti gli individui in ordine di età, ognuno di noi che posto occuperebbe?
Si, beh, non è una domanda fondamentale.
Ma se andate su questo sito potete togliervi questa curiosità (inserendo data di nascita, luogo di nascita e sesso), ed inoltre sapere quanti individui hanno vissuto sulla Terra da Adamo ed Eva fino al giorno della vostra nascita.
Ovviamente si tratta di un semplice calcolo probabilistico indicativo, stimato su statistiche relative all’andamento demografico della popolazione mondiale.
Non credo che farò il figo con gli amici venuto a conoscenza di questo risultato.


Adamo ed Eva: rispettivamente il numero 1 e 2 della storia dell’umanità

Che barba!

Molti la mattina, prima di andare a lavoro, si fanno la barba.
Io no, mai.
Avendo i minuti contati stile Fantozzi, non ho certo il tempo di starmene in bagno altri 15 minuti per radermi. O forse potrei, ma dovendomi svegliare troppo presto (ad oggi la sveglia è alle 6:20) questa opzione non la considero neppure.
Ad essere sincero non mi rado neppure la sera, perché ammetto di essere pigro ed il tempo non mi avanza mai: controllo dei compiti, attività sportiva, qualche lavoro di casa, visita ai genitori… poi una doccia ristoratrice e se mi avanza tempo leggo o faccio giochi di logica, mio passatempo preferito.
E così finisce che io mi rada oni 15-20 giorni, con una barba che cresce un po’ incolta ma che comunque MDM (Mia Dolce Metà) non disdegna affatto, altrimenti credo che mi obbligherebbe ad una rasatura più frequente.
Tra l’altro la mia barba è molto strana, cromaticamente parlando, avendo stranamente peli di diversi colori: castani, biondi, neri, rossi, bianchi. Non ho la minima idea di perché sia così ma, a parte quelli bianchi frutto dell’età, gli altri colori li ho sempre avuti sin da giovane. Non che i colori si presentino a chiazze, altrimenti avrei una barba ridicola. Essi si mischiano tra loro con predominanza del colore castano, e solo standomi abbastanza vicino si può notare la stranezza.
Qualcun altro pigro come me nel farsi la barba?

Angelina-Jolie-Beard.jpg

Angelina Jolie con la barba: no, non sono pronto per questo tipo di cose

Estorsione

Mentre sono al lavoro mi squilla il cellulare: si tratta di un mio vecchio amico e compagno di scuola (nonché di banco per due anni) che non sentivo dal almeno due decenni.
Si scusa e mi dice di aver chiamato a casa mia e di essersi fatto dare il mio numero dai miei genitori dopo aver spiegato loro chi fosse.
Nessun problema, sono lieto di sentirlo. Umberto era un pessimo studente, ma davvero simpatico. Diciamo che copiava le mie versioni di latino, ma mi ripagava con trovate simpatiche sempre nuove.
Nel sentire la sua voce, quasi spero che si stia organizzando una cena di classe, e che lui mi stesse chiamando per informarmi.
Nulla di ciò.
Umberto mi racconta di trovarsi un difficoltà presso l’aeroporto di Malpensa, di aver smarrito i documenti al rientro da un volo, e che necessita di un piccolo (e veloce) prestito per prendere un taxi e poi il treno per potersene tornare a casa.
Mi dice che all’aeroporto si trova un ufficio di Western Union. Basterebbe che io andassi ad uno sportello WU vicino a dove lavoro, e provvedessi ad inviargli il denaro che lui potrebbe ritirare dopo la comunicazione del codice legato alla transazione. “100 Euro mi possono bastare” dice Umberto “poi te li restituirò tra un paio di giorni”.
“Capisco” gli dico “ora vedo come fare e poi ti richiamo”.
Chiamo subito Ivan, mio amico ed anch’egli compagno di classe ai tempi di Umberto, e scopro che anch’egli era stato contattato mezz’ora prima per lo stesso motivo.
La faccenda inizia a puzzare.
Decido di chiamare la polizia aeropurtuale di Malpensa e mi viene detto, dopo aver fatto le verifiche a terminale, che non solo non vi è nessun cittadino di nome Umberto F. bloccato all’aeroporto, ma che non figura nessun cittadino con quel nome sceso dal volo dal quale Umberto mi aveva detto di essere sbarcato.
“Si tratta di un tentativo di estorsione” mi dice la poliziotta “il suo amico si può trovare ovunque, ma con il codice di Wester Union riuscirà comunque ad entrare in possesso dei suoi 100 Euro e poi si defilerà. Se lei fa denuncia si potrà agire in fretta”.
Sono sgomento.
Chiamo MDM (Mia Dolce Metà), mi confido con un paio di colleghi, richiamo Ivan.
Con voce tremante alla fine richiamo Umberto, il quale senza salutarmi mi chiede frettolosamente il codice WU per ritirare la somma.
Io mi scuso con lui, gli dico che non spedirò nemmeno un Euro, e gli chiedo cortesemente di non farsi mai più sentire per nessun motivo, meno che mai chiamare i miei genitori.
Riattacco e tra mille pensieri concludo l’attività lavorativa che stavo svolgendo.